Il Mais Marano

Nel lontano 1890, a Marano Vicentino, il Conte Antonio Fioretti eseguì l’incrocio del granoturco nostrano locale con il pignoletto d’oro, proveniente da Rettorgole di Caldogno nella zona tipica di questa varietà.

Il prodotto dell’incrocio venne seminato l’anno successivo nel podere Fioretti e così si fece in tutte le seguenti annate, senza più procedere ad incroci e si dimostrò di qualità molto superiore a quella del nostrano locale, ma non aumentò sensibilmente la produttività, piuttosto bassa, di ambedue i mais uniti nell’incrocio.

Fioretti iniziò fin dal primo anno, e scrupolosamente continuò poi tutti gli anni, una sistematica selezione di massa, allo scopo di fissare i caratteri e la qualità del prodotto e di accrescerne la fertilità e la produttività. Riuscì così ad mantenere pressoché costante la proprietà di produrre almeno due spighe complete per ogni pianta, mentre nel vecchio Nostrano locale, base dell’incrocio col Pignoletto, le piante con due spighe rappresentavano una minima percentuale; ora non sono infrequenti le piante con tre – quattro spighe.

Il mais Marano si distingue dalle altre varietà per la limitata produttività, circa 40 quintali per ettaro, e il caratteristico sapore della polenta con essa prodotta. Le spighe, di forma molto cilindrica, hanno ranghi a spirale regolare e un colore rosso tendente all’arancione; generalmente non sono più lunghe di 20 centimetri. La pianta presenta un’altezza attorno ai 167 cm, con l’inserzione della spiga a 86 cm; sopra la spiga presenta mediamente 6 foglie. Viene attualmente coltivato nella zona di Marano Vicentino e nei comuni limitrofi.

Il mais di Marano è riconosciuto dal Ministero Italiano delle politiche agricole come prodotto agroalimentare tradizionale.

 

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